Per la II edizione di BilBOlbul, Comma 22 presenta I TRE PARADOSSI di Paul Hornschemeier
Dal 5 al 9 marzo 2008 Bologna torna ad essere la capitale dei comics con la IIª edizione di BilBOlbul. Festival Internazionale di fumetto a cura di Hamelin Associazione Culturale.
All'interno della manifestazione, e nell’attesa della imminente pubblicazione del libro I TRE PARADOSSI edito da Comma 22, l’autore Paul Hornschemeier, tra i maggiori talenti americani dell’ultima generazione, sarà protagonista dell’incontro I tre paradossi, insieme a Daniele Brolli (7 marzo-Libreria Feltrinelli/Ravegnana, ore 18.00).
L'autore sarà inoltre protagonista, insieme a Anders Nilsen, Kevin Huizenga, della mostra IL GRANDE VUOTO. A Palazzo D’Accursio–Sala Ercole dal 7 al 25 marzo.
Paul Hornschemeier I TRE PARADOSSI, cartonato, 80 pagine colore, 17x24, 19 euro
Questo volume è stato acclamato dalla stampa statunitense come un capolavoro della graphic novel. Nell’apparente semplicità di una passeggiata, si sviluppano diversi livelli di narrazione: il passato del protagonista e le sue ipotesi sul futuro; l’immaginario della ragione legata ai paradossi di Zenone. Uno sguardo minimale sull’esistenza che improvvisamente si rivela universale. Paul, disegnatore di fumetti, sta passando qualche giorno dai genitori, prima di tornare a Chicago, dove l’aspetta l’incontro con Juliane, sua corrispondente tedesca da tanto tempo che sta venendo a conoscerlo negli Stati Uniti. L’imminenza di questo incontro da lungo atteso e le aspettative a esso legate stimolano nella mente di Paul uno stato di stupore, uno straniamento che lo spinge a vagare in un mondo di ipotesi legate allo scorrere del tempo e alla sua effettività. Paul esce a fare due passi con il padre per prendersi un sacchetto di patatine e durante il breve tragitto, e dagli incontri che farà, fuoriescono dalla sua mente storie e ipotesi disegnate da Hornschemeier ognuna con un diverso stile: dal realistico all’infantile; oppure come i vecchi fumetti umoristici per ragazzi. Finalmente una storia così semplice e complessa al tempo stesso che è impossibile da riassumere, qualcosa che tocca percezione, sentimento e intelligenza del lettore lasciando a lui la parola finale.
scarica il progamma di bilbolbul:
http://www.comma22.com/programma_bilbolbul.zip

Per la II edizione di BilBOlbul, Comma 22 presenta in anteprima Mister No – Uomini nella giungla
Il volume Mister No – Uomini della giungla, edito da Comma 22, sarà presentato in anteprima dagli autori alla manifestazione BILBOLBUL, che si terrà a Bologna dal 7 al 9 del prossimo marzo.
Grande spazio in questa edizione del Festival all’affascinante tema dell’avventura, tra cui l’incontro Il re del Sertão: in volo con Mister No, omaggio al personaggio di Mister No creato da Sergio Bonelli e poi ripreso da Roberto Disio, protagonista dell’incontro assieme a Michele Masiero (9 marzo- Libreria Feltrinelli/Ravegnana, ore 11.00).
Guido Nolitta e Roberto Diso MISTER NO – UOMINI NELLA GIUNGLA
cm 19,5x28, cartonato, 192 pagine in B/N, 20 euro
Un altro storico speciale dell’avventuriero di Macao in una veste prestigiosa. Si tratta del secondo speciale, esaurito da anni e ora riproposto valorizzando il disegno di Roberto Diso in tutta la sua ricchezza di dettagli. Venezuela, metà anni Cinquanta, Mister No viene assoldato per cercare un giovane viaggiatore sprovveduto perduto nella giungla, lungo il fiume Orinoco. A richiedere il suo intervento è James Stanley è il pronipote di Sir Henry Morton Stanley, il salvatore dell’esploratore Livingstone. Vuole emulare l’impresa dell’avo, ma in maniera truffaldina, per spillare soldi a giornali e televisioni. Mister No scopre che nulla è come sembra e che dietro questa sete di notorietà si nasconde un segreto mortale… Un Nolitta/Bonelli che alterna la poesia della giungla e del grande fiume alla normale atrocità dell’uomo bianco, con la consueta capacità di rischiarare anche i momenti più cupi con improvvise svolte nel sarcasmo, nella risata forzatamente a denti stretti. Il volume, dedicato all’Amazzonia (come il precedente era dedicato al Sertâo), contiene anche la storia breve “Amazzonia Mon Amour”. Inoltre, tra gli approfondimenti che lo completano, i ritratti dei più famosi esploratori a cura di Mauro Boselli, riccamente illustrati da Roberto Diso, e informazioni sugli indios della foresta amazzonica, sul loro habitat e sui loro costumi con corredo di foto.

Max Andersson e Lars Sjunnesson BOSNIAN FLAT DOG, cm 17x24, brossurato con bandelle, 96 pagine in B/N, 14 euro
Il cadavere del Generale Tito si aggira per l’Europa. È dato in consegna a due fumettisti svedesi, mentre le bombe Nato scoppiettano sui cieli della ex-Jugoslavia. Ibernato in un frigorifero, il fondatore dello stato federale jugoslavo fa da mascotte in una storia piena di colpi di scena surreali e agrodolci. Max Andersson e Lars Sjunnesson in questo libro culto della produzione underground ci regalano un diario di viaggio che si traduce presto in altro: parte del subconscio collettivo dei Balcani emerge nel personalissimo mondo delle strisce degli autori e costituisce un fondale picaresco e originale. ?Il generale Tito, vero protagonista muto di questa storia, ben rappresenta il nodo irrisolto e il passaggio da storia a mito che spesso genera mostri e ideologia in ogni parte del mondo. Egli diviene nella storia presentata un’icona e allo stesso tempo un simulacro trash di quello che è stato scritto sugli avvenimenti dei Balcani. ?La storia è anche un esplorazione di come si percepisce la realtà e la propria identità: come in ogni avventura che si rispetti, i nostri autori/protagonisti usciranno alla fine cambiati, coinvolgendo in questo mutamento anche i lettori. Un road-comics ideale per chi ama un’ironia pop e vuole riflettere su un evento che ha scosso (e ancora scuote) la nostra coscienza di esseri umani.
Max Andersson, svedese trapiantato a Berlino, è uno degli autori di punta del nuovo fumetto alternativo, e non solo, europeo. Questo che è il suo capolavoro, titolo noto e tradotto in tutto il mondo a cominciare dagli Stati Uniti, appare per la prima volta in edizione italiana.

Aa Vv INGUINE 2008, cm 17x24, brossurato con bandelle, 224 pagine in B/N, 18 euro
La rivista Inguine si trasforma confermandosi una presenza insostituibile nell’ambito del fumetto che coniuga impegno sociale e qualità grafiche. Eccola quindi in versione almanacco, con un contenuto di storie e autori da tutto il mondo, tra cui gli italiani Paolo Parisi, Paper Resistance, Squaz, Maicol, Armin Barducci e il curatore Gianluca Costantini… All’interno del volume storie inedite tra gli altri dello svedese Max Andersson, del balcanico Wostok, degli spagnoli Cava e Perez e soprattutto l’attesa ristampa di “SuperMaso Attitude”, la provocatoria storia di Paolo Bacilieri sulla vicenda di Pietro Maso edita negli anni Novanta su un albo ormai introvabile.

Bryan Talbot ALICE IN SUNDERLAND, cm 18x25, cartonato, 328 pagine colore, 26 euro
Sunderland! In epoca remota era uno dei più importanti centri culturali della Cristianità, nonché luogo in cui nacque e si sviluppò la civiltà inglese. Ai tempi della regina Vittoria era il più grande cantiere navale del mondo. Qui affondano le radici del capolavoro surrealista di Lewis Carroll Alice nel Paese delle Meraviglie. Entrate con noi nel leggendario teatro Sunderland Empire per provare un’esperienza unica: una meditazione epica sul mito, sulla storia e sull’arte stessa del narrare! Così potrete decidere voi stessi se Sunderland esiste sul serio oppure è tutta immaginazione…
Dalla mente geniale di Bryan Talbot, acclamato autore de Le avventure di Luther Arkwright e di Storia del Topo Cattivo, ecco a voi Alice in Sunderland, una graphic novel unica nel suo genere. Divertente e profonda, spassosa e intensa, bizzarra e polemica, Alice in Sunderland è un’opera che mescola realtà e finzione, è un viaggio sontuoso e sfaccettato che vi darà molto da pensare, perché tutti i luoghi, anche il posto in cui abitate, possono nascondere un’incredibile magia…
“La vicenda di Alice in Sunderland è assai legata al territorio in cui è ambientata, ma i suoi contenuti spaziano ovunque. Credo che chiunque abbia un qualche interesse nel modo in cui la storia viene plasmata, e nel modo in cui essa plasma la cultura, il carattere e il senso stesso di un luogo, resterà senza dubbio affascinato da questo libro”
- John Tufail, studioso di Lewis Carroll
“Il racconto e il disegno sono magia pura, e la struttura è un capolavoro”
- Leo Baxendale, il “Padre del fumetto britannico”

Guido Nolitta e Roberto Diso MISTER NO – IL RE DEL SERTÃO
cm 19,5x28, cartonato, 224 pagine in B/N e a colori, 24 euro
L’arte del fumetto stia nelle buone storie e nei bei disegni, senza divisioni di stili e mercati, e la Bonelli editore è fonte inesauribile di personaggi e storie memorabili, scritte e disegnate da grandi autori. Mister No è il crocevia di questa premessa: uno straordinario personaggio, le cui storie sono ambientate nel Brasile degli anni Cinquanta, che ha rinnovato lo stile dell’avventura, traghettandola fuori dai luoghi comuni di azione e personaggi senza profondità. Mister No è stato ideato e scritto da un geniale sceneggiatore italiano, Sergio Bonelli con il suo storico alias Guido Nolitta, spesso interpretato dal segno, che rinnova i classici del fumetto americano, di Roberto Diso. Comma 22, su licenza di Bonelli editore, si pone l’obiettivo di riproporre in maniera integrale le storie più belle di Mister No, in un formato e con una stampa che ne valorizzi i contenuti narrativi e quelli grafici. Lo scopo è quello di dare al lettore un’edizione definitiva, per qualità della riproduzione e ricchezza di apparati.

cm 17x24, brossurato con bandelle, 48 pagine in B/N, 10 euro
Un maestro del fumetto che ha fatto parte, insieme a personaggi come Alan Moore e Neil Gaiman, della new wave del fumetto britannico degli anni Ottanta. Questo volumetto ripercorre le tappe fondamentali del suo itinerario artistico culminato con la grande rilettura della storia inglese attraverso l’Alice di Carroll, rilettura contenuta nella sua graphic novel Alice in Sunderland, bestseller in Gran Bretagna di prossima traduzione per Comma 22.
Si va quindi dagli esordi nell’underground fino al mainstream di 2000 AD e Judge Dredd, storici titoli dell’intrattenimento fumettistico britannico, per arrivare alle ultime originalissime prove, con passaggi documentati, testo e immagini, dallo stesso autore.

Palumbo è un uomo a 360 gradi, non solo perché per circumnavigarlo ci si mette un po’, non solo perché è una colonna portante del fumetto nostrano… No, Palumbo è uomo di cultura e generoso divulgatore, è serio studioso e brillante umorista. Tutte queste sue doti le trovate riunite nei suoi libri, ma per estrarle dovreste spremerli come degli agrumi da succo.
Non rovinate i libri di Palumbo per capire i suoi stravaganti processi creativi, perché Palumbo, il 737 del fumetto nostrano (che se non venite voi da lui, viene lui da voi…), ha prodotto un utile vademecum che oltre a introdurvi alla sua follia creativa, vi aiuta a diventare fumettisti voi stessi.
È il metodo shaolin del maestro, in poche mosse acquisirete una solida autodifesa dai brutti fumetti e avrete imparato a farne voi stessi, forse meno brutti di quelli che siete abituati a leggere.
Se volete leggere qualcosa di bello, e questo download vi sollucchera, ci sono sempre i volumi di Palumbo editi da Comma 22, mentre il corso è gratis, basta scaricarlo.
Prosit!
scarica qui 10 mosse:
http://www.comma22.com/10Mosse.pdf

In uscita il 14 maggio...
Raffaele, la sorellina, la mamma, Mickey Mauser, zio Lando, Fosca, l’orsetto, Tosca e la maionese… sono alcuni degli ingredienti di un fumetto diventato mitico: Tosca la mosca!
Le scatenate avventure pornoeroticofantasticanti dell’adolescente Raffaele, sessualmente invaghito di Tosca, la conturbante bambolina della sorella, tornano dopo anni dalla loro prima edizione. Ne uscirono sei albi per Phoenix negli anni Novanta, ora, a otto anni di distanza dall’uscita dell’ultimo numero, ecco tutte le storie raccolte e ristampate in un unico volume con… una settima avventura inedita in cui scoprirete il valore di un binario riscaldato e l’armata del piacere delle tosche rotanti!
I vecchi albi sono esauritissimi e ricercati da collezionisti e… amatori. Schiere di lettori infoiati si sono tramandati le gustose avventure disegnate dal Pornopalumbo senza poterle rileggere (chi le ha le tiene sigillate in busta di plastica). Queste storie esilaranti, che hanno saputo fondere la gloriosa tradizione dell’underground di Robert Crumb con il Magnus di Necron, sono ormai un caposaldo del genere.
Il volume è completato da illustrazioni inedite, dalla ristampa dalle prime pagine a colori in cui apparve Tosca sulla rivista Frigidaire, e da una riproposta di tutte le vecchie copertine in una sfolgorante cover-gallery. Con una folgorante introduzione di Stefano Benni, il primo fan di Tosca. Imperdibile!

Intervista a Giuseppe Palumbo a margine dei suoi due volumi Diario di un pazzo e Cut
Nella sua politica editoriale che privilegia l’attenzione per gli autori, Comma 22 ha inaugurato la collana dedicata a Giuseppe Palumbo con due volumi "Diario di un pazzo" e "Cut" in cui l’autore ha scelto l’Estremo Oriente come territorio di lavoro. Palumbo è autore dalle scelte imprevedibili: non si è mai adagiato sul successo di un suo lavoro, spostandosi continuamente, rendendosi imprendibile da chi lo volesse catalogare in categorie ristrette. In questa continua spinta verso confini sempre nuovi, l’Oriente è forse una metafora della sua ricerca.
Non posso parlarne come di una persona che non conosca a fondo… ma nell’intervistarlo ho cercato di comportarmi come se mi fossi avvicinato all’autore per la prima volta. Ecco il risultato.
Palumbo, archeologo mancato, risponde con un linguaggio ricercato. È l’inconveniente delle interviste fatte con domande e risposte scritte, e comunque, in questo caso, non mancano spontaneità, sincerità e informazioni indubbiamente interessanti… una ricchezza e una generosità a cui Palumbo ha abituato i suoi lettori sia come persona che come autore.
Daniele Brolli
Domanda: Diario di un pazzo e Cut, due diverse puntate nel lontano Oriente, eppure così diverse. Puoi spiegarci la genesi delle due idee?
Risposta: Assolutamente casuale e per certi aspetti addirittura speculare. Diario nasce nel 2001 quando Vincenzo Sparagna, direttore di Frigidaire, deciso a riprendere le pubblicazioni della rivista, sceglie di dedicare il primo numero alla nuova Cina e alla sua sempre più evidente espansione nello scacchiere internazionale. Vincenzo mi chiede per l'occasione, di illustrare o adattare un classico della letteratura cinese: Lo Scimmiotto(1). Impresa impossibile vista la mole dell’opera, l’esiguità del numero di pagine della rivista a mia disposizione e la scarsità di tempo a disposizione per compiere l’impresa stessa.
Morale della favola, mi metto a cercare un testo per conto mio. Trovo su una rivista letteraria un interessante articolo che a volo d’uccello ripercorre il novecento cinese e subito un titolo mi colpisce e ancora di più la sua recensione: il Diario di un pazzo di Lu Xun. Il tema sempre attuale, la narrazione tesa tra la concretezza della cronaca diaristica e il delirio paranoide, perfettamente descritto, mi convincono e mi sembrano subito in linea con il nuovo tipo di inchiostrazione, a pennello secco diretto, senza matite preparatorie, che da poco avevo sperimentato in altre storie brevi. La storia esce in una prima versione, a colori digitali, su Frigidaire e poi sulla “omologa” rivista greca, Babel (2). L’idea di sviluppare le parti di testo tagliate per esigenze di sintesi mi spinge poi a sperimentare un nuovo tipo di montaggio e a rivedere la regia generale della storia. Aggiungo sequenze, taglio e rimonto i disegni, li itero ossessivamente e alla fine ottengo un libro assolutamente diverso da quanto avevo fatto fino a quel momento e che per certi versi anche ora resta atipico.
La nuova versione bianco e nero, pubblicata da Editions Rackham in Francia, con disegni a pennello secco che di fatto sapevano di oriente, e la nuova regia fatta di inquadrature tagliate, di moduli visivi ripetitivi e stranianti riproducevano per me l'atmosfera, la scrittura e i tormenti messi in scena da Lu Xun. L’Oriente che ho cercato in questa storia era nelle setole del pennello e nella distanza che questo testo evocava e che in parte leniva tutto quello che di disperante veniva raccontato: l’avessi letto (e adattato) essendo cinese, avrebbe fatto più male; da occidentale, l’oriente di quel testo mitizza e per certi versi allontana l’orrore narrato.
Cut nasce prima, molto prima, quando nel 1992 parte il programma “Manga Fellowship” promosso dalla Kodansha. Per Morning, settimanale del buon umore, mi chiedono, utilizzando il linguaggio dei manga ma non tradendo il mio segno o il mio immaginario, di scrivere e disegnare storie di ambientazione italiana. Potrete riconoscere le strade di Bologna, la sua stazione ferroviaria attraverso le evoluzioni da comica muta dell’ipertricotico Cut... Tale scelta era dovuta al rovesciamento della prospettiva fascinatoria: così come a un occidentale poteva sembrare esotico, il Giappone o l’Oriente, viceversa doveva sembrare l’Italia o l’Occidente a un nipponico.
In questo sta la specularità di cui parlavo all’inizio: da occidentale ho scelto l’Oriente per affrontare temi a me cari con il Diario; da mangaka, con Cut, ho raccontato l’Occidente.
D: In Diario di un pazzo adatti per la prima volta un testo letterario, puoi raccontarci qual è stato il tuo lavoro sul testo?
R: Ho pensato visivamente al testo e ne ho rivisto la struttura solo in funzione di una migliore funzionalità della rappresentazione del testo stesso. Per esempio, il prologo è diventato l’epilogo per permetterci di entrare in medias res; oppure ho evidenziato alcune frasi chiave del testo concedendo loro immagini singole a tutta pagina che le rendessero icastiche. Mai ho modificato il testo, che è riportato fedelmente. Ho solo espunto parti della storia per esigenze di spazio e di efficacia del ritmo visivo.
D: Cut, per la Kodansha. Palumbo non è solo big, ma “big in Japan”, puoi raccontare come hai lavorato dall’Italia con una casa editrice con sede a Tokyo?
R: Come avventura non è stata niente male; ho cambiato diversi editor lungo gli anni di collaborazione in cui ho prodotto le circa 80 pagine pubblicate nel volume più una pletora di storyboard scartati per le motivazioni più diverse. Un numero di pagine risibile per il mercato giapponese abituato a opere con ben altre foliazioni (da cui il mio essere “big in japan”). Adesso sembrerà strano, ma le prime storie sono state concordate a telefono o via fax (niente e-mail, all’epoca…) e se si pensa che da un lato della cornetta c'era il mio inglese da italiano di brokkolino e dall’altro c’era l’inglese di poco più brillante di Pierre Alain Szigeti, francese che lavorava come editor in Giappone (3), il teatrino è fatto. Una roba da barzelletta, si direbbe, e invece Cut è nato, è uscito con poche storie su Morning e poi è diventato uno dei primi esperimenti di fumetti per il Web in MorningOnLine. Editor a quel punto era ormai il mio massimo fan in Giappone e alla Kodansha, il signor Yasuyuki Shin. Lui ebbe la pazienza di riprendere le fila della mia collaborazione con loro, rileggendosi e suggerendomi ottime modifiche alla valanga di storyboard fermi in redazione, in attesa che qualcuno capisse il tipo di humour che avevo usato. Far ridere un giapponese non è una impresa da ridere. Grazie a Shin forse qualche labbro nipponico è stato smosso. Non posso non parlare, poi, di Midori Yamane (4), che negli ultimi anni ha fatto da raccordo tra me e Shin, con tutta la sua amicizia e pazienza.
D: Cosa rappresenta l'Oriente nell'immaginario di Palumbo? E cosa apprezza Palumbo nell'immaginario orientale?
R: Come dicevo, da occidentale guardo all’Oriente come il luogo della distanza. Ma allo stesso tempo sento profonda l’affinità tra la pratica del disegno e della calligrafia zen con il mio approccio troglodita al disegno e all’inchiostrazione: una comune radice, un’attitudine atavica alla rappresentazione che in Oriente si è evoluta in una filosofia e in una ritualità e che io pratico invece d’istinto ma non come minore intensità.
D: Diario di un pazzo si inserisce nel tuo lavoro sulla pazzia, un tema che hai affrontato più volte. Forse lo stesso protagonista di Cut è un pazzo, e comunque un emarginato. Potresti parlarci di questa tua attenzione, come si è sviluppata e che tipo di impegno rappresenta nel tuo lavoro?
R: Gli stati di coscienza modificati sono sempre stati un mio interesse preminente. L’estasi religiosa, l’orgasmo sessuale, la risata, il gesto del segno, l’ebbrezza delle droghe e infine la diversità della follia: in tutte le mie storie puoi trovare spunti legati a queste tematiche. Il terreno della follia l’ho praticato maggiormente anche a causa di cattive frequentazioni in ambito psichiatrico: miei amici filosofi e psichiatri mi hanno coinvolto più volte in questa direzione, portandomi per esempio a esporre e poi tenere un corso di fumetti a ex utenti in quello che è ormai il tempio dell’Anti-Psichiatria, il manicomio di Trieste. Quel corso, mi portò a confrontarmi con una realtà altra di cui non avevo assolutamente i parametri interpretativi: la prima lezione fu un’esperienza devastante, perché ero io quello diverso in quella classe. Solo quando, parecchie lezioni dopo, una delle mie studentesse mi chiese se anch’io ero un utente, capii di essere riuscito a fare breccia in quella alterità. Le opere a fumetti che riuscii a far produrre loro sono tuttora per me motivo di orgoglio e di soddisfazione. Trovo deprecabile la santificazione e trasformazione in monumento della figura di Franco Basaglia, il padre dell’Anti psichiatria e ispiratore della legge 80 che determinò tra l’altro la chiusura dei manicomi, ma ancora di più temo la deriva che vorrebbe portare all’eliminazione di quella legge. Odio i meccanismi di normalizzazione e sono affascinato dalle forme di rifiuto o di rimozione di questi meccanismi.
Cut è un borderline che decide di dare un taglio a chi cerca di imporgli le sue regole...
D: Cut è comunque un volume di storie umoristiche, da vera e propria comica finale... Nel farlo ti sei chiesto come ridono i giapponesi? E, appunto: come ridono i giapponesi?
R: Fu questa l’impresa più ardua. Ho scelto di utilizzare un umorismo basato su gag visive molto dinamiche, in cui non fosse necessario un testo, sperando di risolvere così i problemi di comunicazione. Era solo la punta dell’iceberg. Ricordo il direttore Tsutsumi, artefice vero del programma interculturale che mi portò a pubblicare in Giappone, raccontarmi barzellette in voga per farmi capire meglio cosa faceva sbellicare i suoi compatrioti. Ho pensato al suicidio, ma poi ho continuato a disegnare…
Note del curatore
1) De Lo Scimmiotto esiste una nota riduzione a fumetti su adattamento e sceneggiatura di Silverio Pisu e disegni di Milo Manara.
2) A oggi una delle riviste alternative, di fumetto e altro, più longeve. Nata ad Atene poco dopo Frigidaire, ancora oggi porta avanti le pubblicazioni, senza interruzioni sin dalla sua fondazione.
3) Szigeti era stato mandato a Tokyo dalla rivista francese Echo des Savanes per sondare il mercato locale e verificare se c’era possibilità di sbarcare con la BD francese. Invece Pierre Alain si innamorò del Giappone (e delle giapponesi…) e diventò consulente della casa editrice Kodansha diventando nipponico a tutti gli effetti.
4) Midori Yamane si è stabilita da anni a Roma ed è colei che segnala il meglio delle produzioni europee a Kodansha, per poi seguire l’iter dei lavori in corso da un continente all’altro.
